Matera, 9 dicembre 1993. Venticinque anni fa diventava patrimonio mondiale dell’Umanità

Il 9 dicembre del 1993, 25 anni fa, a Cartagena, in Colombia, Matera, sesto sito in Italia, primo al Sud, viene inserita dall’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura nel Patrimonio mondiale dell’Umanità.

L’architetto Pietro Laureano

L’architetto tricaricese Pietro Laureano che istruisce e cura la pratica di candidatura, rilegge Matera come luogo geniale, abitato dal 6mila a.C., dove le pratiche di abitazione nelle caverne si perpetuano in modo unico al mondo, ma dove soprattutto la raccolta dell’acqua e il modello di sostenibilità, di energia passiva, di architettura adattata, basata sulla comunità sono vincenti.

Una visione che convince gli esperti dell’Unesco sul fatto che Matera e i Sassi fossero una realtà unica da proteggere e valorizzare. Quello della nomina a patrimonio mondiale dell’Unesco, fu il terminale di un lungo percorso di valorizzazione partito sul finire degli anni ’70 e che produsse i suoi primi frutti solo nel 1986 con l’approvazione l’11 novembre della legge 771 sulla conservazione ed il recupero architettonico, urbanistico, ambientale ed economico dei Rioni Sassi e la salvaguardia del prospiciente altipiano murgico, di preminente interesse nazionale, con risorse pari 100 miliardi delle vecchie lire.

Anche le telecamere materane di Videouno 25 anni seguirono a Cartagena quei momenti; TRM inoltre realizzò un reportage a Petra in Giordania per ricalcare le similitudini tra la Città dei Sassi e la Città rosa, quest’ultima nominata patrimonio Unesco sin dal 1985.

Lo speciale che è possibile vedere incorporato in coda a questo articolo, ricorda quei percorsi grazie alle testimonianze del sindaco di allora, Francesco Saverio Acito, del sindaco attuale, Raffaello De Ruggieri e  dello stesso Pietro Laureano.

Inoltre dall’11 al 15 dicembre 2018, grazie all’interessamento dell’architetto Laureano, Matera ospita gli studiosi dell’Icomos (Consiglio internazionale dei Monumenti e dei Siti) e che insieme all’Università degli Studi della Basilicata ed altri soggetti hanno lo scopo di tracciare un bilancio degli ultimi 25 anni.

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