“I tagli agli enti locali hanno bloccato investimenti e crescita”- il report di Cdp e monito del Consiglio d’Europa

“I tagli operati dal governo italiano, per ridurre il deficit, hanno avuto un effetto sproporzionato sugli enti locali”. E’ quanto evidenzia il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa nel rapporto di monitoraggio sulla situazione di comuni, provincie, città metropolitane e regioni in Italia. Il Congresso afferma che le risorse finanziarie di cui dispongono gli enti locali sono “inadeguate ai compiti che devono eseguire a causa della forte riduzione delle loro entrate e dei trasferimenti statali, come pure dei tagli di bilancio”. Inoltre l’organo del Consiglio d’Europa evidenzia che i tagli operati hanno anche “ridotto la capacità degli enti locali di poter avere personale adeguatamente qualificato”.Il Congresso quindi raccomanda al governo di “riesaminare, tramite consultazioni, i criteri e i metodi applicati per il calcolo dei tagli al bilancio” e di “revocare le restrizioni finanziarie imposte agli enti locali”. Gli chiede inoltre di “vigilare affinché gli enti locali siano realmente consultati, di diritto e di fatto, tramite rappresentanti delle associazioni nazionali, sulle questioni finanziarie che li riguardano direttamente”. Ma non è solo quest’organo a dirlo; secondo un report della Cassa depositi e prestiti, la stretta operata a danno degli enti locali avviati dal governo Monti nel 2011 ha bloccato gli investimenti e con essi la ripresa . In quasi 10 anni il debito delle amministrazioni centrali è salito di 634 miliardi (+38%), mentre quello delle amministrazioni locali (Regioni, Comuni e Province) è sceso di 22 miliardi (-23% dal 2011). Da quel momento, infatti, i vincoli più stringenti imposti al patto di stabilità interno e i tagli ai trasferimenti correnti hanno portato le amministrazioni locali in overshooting, cioè a produrre avanzi di bilancio via via più elevati; così facendo Regioni ed enti locali hanno subito una riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale di almeno 25 miliardi di euro. Questo che cosa significa in parole povere: impossibilità dei comuni di rispondere prontamente alle esigenze dei cittadini, riduzione dei servizi pubblici essenziali, zero manutenzione sopratutto per le strade, e mancanza di programmazione territoriale. Oggi in Basilicata 9 sono le situazioni più gravi a livello finanziario, tra cui il capoluogo di regione e grandi centri quali Bernalda e Lagonegro; addirittura quasi più della metà dei comuni lucani chiude i loro bilanci in rosso, o quando avrebbe possibilità di respirare, il patto di stabilità, o oggi chiamato il pareggio di bilancio non glielo permette.Attraverso una simulazione i ricercatori notano che, a parità di condizioni, se si fosse permesso agli Enti locali di impiegare i surplus di bilancio in nuovi investimenti, al 2016 il debito/Pil sarebbe sceso di 4 punti percentuali. Ed è lo scenario “più conservativo”. Anche solo “neutralizzando la politica fiscale”, il gap di crescita reale accumulato dal 2008 con Germania (- 14,3%) e Francia (-11%) si sarebbe ridotto di un terzo. Quindi possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo se l’Italia avesse accolto il piano lanciato da Mario Draghi con misure più espansive.

Ora però che la recessione è finita, è quindi il momento di rinvestire nel bel paese.

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