Sos sangue, timore per l’autunno

Roma. Mancano tre mesi alla fine, ma il 2017 è già annus horribilis per la raccolta sangue in Italia. La solidarietà non è mancata, ma non basta. Risultato: a ridosso dell’estate le scorte si sono ridotte al minimo. Complici i terremoti, l’ondata di influenza ed il caldo. Alle emergenze gli italiani hanno risposto, ad esempio con donazioni triplicate , ma il sangue raccolto ‘scade’ dopo 42 giorni, limitando così la generosità della gente e trovandosi a secco a inizio estate, stagione di carenza cronica. Da qui la preoccupazione per l’autunno: senza nuovi donatori, sono a rischio i pazienti oncologici, gli anemici ma anche gli interventi chirurgici programmati. Secondo il Centro nazionale sangue, a giugno-luglio 2016 le richieste delle regioni erano quasi 6 mila, nello stesso periodo del 2017 oltre 12 mila. E molte vengono da quelle storicamente autosufficienti come la Puglia, che in genere aiutano le ‘Cenerentole’ come Lazio e Sardegna. Ora invece soffrono, anche loro. A contribuire alla carenza eccezionale la cronaca nera, ad esempio con i tanti feriti nello scontro fra treni sulla Andria – Corato il 12 luglio 2016. Le situazioni peggiori in Basilicata , Lazio, Abruzzo, oltre a Sicilia e Sardegna che lottano costantemente con la talassemia locale. La chiave – secondo Gina Zini che dal 2009 guida il Servizio emotrasfusione del policlinico Gemelli di Roma è allora la programmazione: una campagna di sensibilizzazione per aumentare le donazioni (soprattutto di ‘new entry’) e coprire i periodi più critici.

Share Button