Falcone e Borsellino, impegno e martirio. A Potenza il ricordo con gli studenti

La mafia siamo noi e il modo sbagliato di comportarci. Sono parole di Rita Atria, collaboratrice di giustizia siciliana, suicida a Roma il 26 luglio 1992, pochi giorni dopo la morte del giudice Paolo Borsellino nella strage di Via D’Amelio, seguita anche a quella del giudice Falcone.

Troppo lo sconforto ed il peso delle origini. Figlia di don Vito, allevatore di pecore meglio conosciuto come boss locale. Rita rinnega e d’impegno a far emergere i traffici illeciti della famiglia.

Il suo contributo indiretto e quello di altre 11 vittime di mafia è stato protagonista dell’evento tenutosi al Teatro Stabile di Potenza, promosso dal coordinamento regionale di Libera Basilicata in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci. Una riflessione accompagnata dalle ricerche condotte dai giovani studenti degli istituti commerciali e Licei. In platea, istituzioni e forze dell’ordine del capoluogo lucano, per rendere giusto omaggio all’impegno e martirio di chi ha sempre creduto in un Paese migliore.

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