Anniversario Terremoto 1980. Unibas inaugura anno accademico con tributo alla Protezione Civile

In Basilicata e la vicina Irpinia, 36° anniversario del terremoto nel 1980, quando alle 19.34 di quel 23 novembre una scossa del 10° grado della scala Mercalli sconvolse migliaia di persone e modificò in maniera indelebile il destino dei tanti comuni a ridosso dell’epicentro. Un minuto e venti secondi interminabili nel quale morirono quasi 3000 persone.

Ben 9 i centri lucani del cratere, oltre alla città di Potenza ed il suo hinterland, quelli più colpiti di Pescopagano e Balvano, quest’ultimo dove vi fu una grande perdita di vite umane e crollò il tetto della chiesa, tomba per 26 bambini.

Diversi eventi ricordano quei terribili momenti, seguiti dall’affetto di tutta Italia per la macchina dei soccorsi ma anche per alcune problematiche durate nel tempo. Lo Stato mise in campo anche un robusto piano per la realizzazione di nuove infrastrutture e aree industriali attraverso uno stanziamento di sette miliardi di vecchie lire in provincia di Potenza, nei siti di Baragiano, Isca Pantanelle, San Nicola di Melfi, Tito, Viggiano, Valle di Vitalba e Balvano – a cui si aggiunge quella di Nerico, nell’avellinese, vicina a Muro Lucano. Nelle aree industriali si insediarono centinaia di imprese (un’ottantina delle quali in Basilicata), molte ebbero vita difficile e ormai sono chiuse, altre come la Ferrero sono diventate un baluardo per decine di famiglie.

Di recente, nel 2015, con la consegna delle prime chiavi per gli appartamenti dell’ATER, le istituzioni lucane hanno chiesto formalmente scusa per i ritardi accumulati nello smantellamento dei prefabbricati e riqualificazione del quartiere Bucaletto: divenuto una risposta all’emergenza abitativa a Potenza e che a seguito dei fondi governativi conferiti alla Regione, dovrebbe mutare presto il suo volto ad iniziare dal 2017.

Dal canto suo, l’Università della Basilicata ha voluto ricordare i tragici momenti di quel 23 novembre ma anche ripercorrere la stessa genesi dell’Ateneo, sorto dopo il sisma con l’approvazione della legge statale 219, che di fatto mise in piedi il progetto Unibas. Una storia che ha visto formare tante generazioni di lucani ad iniziare dal fiore all’occhiello dell’ingegneria sismica ed ancora oggi simbolo di rinascita del territorio e che da speranza futura nonostante l’emigrazione di cervelli.

Nell’aula Quadrifoglio del polo umanistico a Potenza, presenti le istituzioni, rappresentanze militari e religiose, il mondo accademico e degli studenti ed un ospite gradito: Titti Postiglione, a capo dell’Ufficio Emergenze della Protezione Civile Nazionale. Nel 1980, il sistema di controllo e di intervento era ancora acerbo e si mostrò incapace di affrontare subito l’emergenza.

A vedere i recenti interventi in centro Italia, molto è stato fatto ma altrettanto resta da fare. La Basilicata è stato e sarà sempre un esempio per tutti.

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