Rapporto Svimez: Basilicata in picchiata

svimezMatera. La Basilicata, insieme a tutto il Sud Italia, è oggi “una terra a rischio desertificazione industriale e umana” perché si continua a emigrare, le nascite ed il lavoro sono al minimo storico e c’è sempre più povertà. Un’affermazione che non è certo, purtroppo, una scoperta, ma il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno conferma l’arretramento del Meridione ed un Paese “spaccato, diviso e diseguale”.

La posizione più preoccupante è occupata proprio dalla Basilicata che nel raffronto 2008-2013, vale a dire gli anni della crisi più acuta, segna un calo cumulato superiore al 16%, il peggiore in assoluto insieme al Molise. E sempre per il calo del Pil, -6%, la Basilicata è collocata come fanalino di coda nazionale. Per Pil pro capite nel 2013 la regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 34.442 euro; nel Mezzogiorno prima l’Abruzzo (21.845), poi Molise, Sardegna , Basilicata (17.006), Puglia , Campania , Sicilia . La regione più povera è la Calabria, con 15.989 euro”. Ne deriva che “il divario tra la regione più ricca e la più povera è stato nel 2013 pari a 18.453 euro: in altri termini, un valdostano ha prodotto nel 2013 oltre 18mila euro in più di un calabrese”.

Sempre nel rapporto Svimez, si registra che “il settore manifatturiero al Sud ha perso il 27% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti. .Il valore aggiunto dell’industria sul Pil in senso stretto è stato pari al 20,7% nel Centro-Nord e all’11,8% al Sud”. A livello regionale “l’Abruzzo si conferma in linea e anzi superiore al centro-Nord, con un valore del 21,8%, seguito dal Molise con il 17% e dalla Basilicata, 14,5%. In coda la Sicilia e la Calabria , tutte comunque in calo rispetto ai valori già bassi registrati nel 2007”.

Insomma un Sud che rischia la deriva: consumi, occupazione, investimenti e Pil in picchiata mentre oltre 1 milione e mezzo di persone, di cui 188 mila laureati, in dieci anni, sono emigrate al Centro – Nord senza dimenticare il tasso di fecondità nel Meridione arrivato a 1,34 figli per donna, ben distanti dai 2,1 necessari a garantire la stabilità demografica. Una terra priva di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie che potrebbero seriamente impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa trasformando la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

 

Share Button