Mulino Alvino, il Tar boccia il Comune di Matera

mulino alvinoMATERA – Mulino Alvino. Il tribunale amministrativo regionale di Basilicata annulla le decisioni prese dal Comune e riapre il caso.

Una questione non di poco conto, che porta ancora una volta sotto i riflettori le conseguenze delle scelte operate dal Comune. Viene di fatto annullato il permesso a costruire che è stato concesso e che ha riguardato il Mulino Alvino e in via compensativa anche l’area verde di via Dante, dove è stata autorizzata la possibilità a costruire.

La decisione dei giudici del Tar, che cade come una mannaia sulle scelte adottate, è arrivata in seguito al ricorso che alcuni residenti insieme alle associazioni avevano presentato rispetto a via Dante, con la richiesta di annullare appunto il permesso a costruire. Il caso rientrava nel Piano Casa 2 e i giudici hanno dato, di fatto, torto alla Cogem e al Comune di Matera.

La sentenza sottolinea la necessità di dover far esprimere il Consiglio Comunale su una materia che, come quelle di programmazione urbanistica va indicata e definita proprio dall’assemblea comunale. Un aspetto quest’ultimo sul quale, a più riprese, nei mesi scorsi si era aperto un lungo ed acceso dibattito fra i membri del consiglio, anche sulla base dei lavori condotti dalla commissione speciale, troppo spesso rimasta inascoltata.

L’organo è stato istituito dal Consiglio e ha elaborato e depositato in Comune una relazione, con l’obiettivo di interrogare sulla legittimità di alcuni atti dirigenziali, sui quali, proprio negli ultimi giorni, si è espresso il Tar. Fra questi, la concessione della proroga dei termini, nonostante che il permesso a costruire fosse stato rilasciato prima ancora della Convenzione da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale.

Oggi la sentenza del Tar pone l’accento anche sulla violazione dell’articolo 80 sulle norme tecniche o di attuazione, che prevede che nelle aree verdi libere all’interno del tessuto Ud/B1 è possibile realizzare parcheggi ma solo per soddisfare le esigenze della residenza o dei servizi che ricadono nel tessuto. Insomma la sentenza del Tar segna un passaggio importante, in termini di adozione, chiarezza e legittimità delle scelte, apparse troppe volte adottate in solitaria, senza il dovuto coinvolgimento del Consiglio, sui temi delicati della pianificazione urbanistica.