Un’Italia a due velocità anche in casi di emergenza

alluvione-metapontinoMatera. Disastri come quelli accaduti in Sardegna meritano massimo rispetto, solidarietà e vicinanza. Ma sono in tanti in questi giorni a chiedersi se in Italia esistono morti di serie A e morti di serie B, oppure territori a cui immediatamente si possono stanziare milioni di euro e altri, invece, destinati a rimanere con strade e ponti crollati. Perché la Puglia e la Basilicata non hanno ricevuto dal Governo lo stesso trattamento ? Dell’alluvione del 7 ottobre scorso nessuna risorsa è stata stanziata nonostante il bilancio drammatico: quattro giovani sottratti alla vita ed intere zone sepolte dal fango. Ma siccome in regioni quali la Basilicata non c’è mai limite al peggio, si stanno ancora aspettando i soldi per l’alluvione del 2011. Dei cinquecento milioni di euro di danni accertati, soltanto il tre per cento è stato pagato. Qualcosa che appare come un contentino per mettere a tacere rabbia e sconforto. E purtroppo anche l’atteggiamento dei media nazionali non è d’aiuto. L’ultimo episodio, denunciato dal Comitato Terre Joniche, riguarda il collegamento da Marconia con la trasmissione Rai “La vita in diretta” durante uno spazio dedicato alle alluvioni in Italia. Quando ci è stata data la linea, fanno intendere, abbiamo avuto appena il tempo di dire buonasera e poco più, lasciando l’intera piazza insoddisfatta e nello sconcerto. E mentre una delegazione del Movimento sarà in protesta la prossima settimana a Roma, l’onorevole Cosimo Latronico ha rivolto due interrogazioni urgenti al Presidente del Consiglio e ai Ministri delle Infrastrutture e delle Politiche Agricole affinché sia dichiarato lo stato di emergenza; vengano stimati i danni, reperite le risorse per il comparto agricolo, mettendo in sicurezza le infrastrutture e concordando con la Regione Basilicata un’azione coordinata di manutenzione del territorio, di prevenzione e di riduzione del rischio idrogeologico. Inevitabile una riflessione: sedici morti fanno più notizia di quattro? Perché i territori lucani non meritano gli stessi interventi tempestivi annunciati per quelli sardi? A chi attribuire le responsabilità? Non di certo al destino. Forse ad una classe dirigente locale poco in grado di far valere le proprie emergenze? O forse a quella idea nazionale delle criticità dell’Italia meridionale; ossia una voce da relegare sotto la dicitura varie ed eventuali?

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