Consigliera di parità Fanelli: “comuni parte civile nei processi per violenza contro le donne”

Maria Anna FanelliPOTENZA – I Comuni hanno la facoltà di costituirsi parte civile nei processi per femminicidio e per atti di violenza sulle donne. E’ un principio ora fatto proprio dalla Giurisprudenza e a cui si sono già uniformate alcune realtà comunali, quali quelle di Roma, Parma, Tivoli e Trento.

Perciò, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Consigliera regionale di parità, Maria Anna Fanelli, ha invitato i Consigli Comunali della Basilicata a deliberare un atto di indirizzo che impegni i Comuni a intervenire nei procedimenti penali per reati commessi contro le donne e i minori, quando questi accadono nei loro territori.

Una buona prassi per far crescere la consapevolezza che gli atti di violenza compiuti sulle donne, e in genere nei confronti dei più deboli, esulano dalla sfera privata ma hanno una rilevanza pubblica che si configura “nell’interesse concreto alla salvaguardia della salute, del benessere psico-fisico dei cittadini e di tutela sociale ed economica del proprio territorio”.

“Le forme di violenza sulla donne – afferma Maria Anna Fanelli – sono il frutto di un’assuefazione pubblica a una cultura patriarcale che toglie valore alla donna e ne offende la dignità di persona, non assicurandole il godimento pieno dei diritti fondamentali. La condanna, l’azione e la mobilitazione contro il fenomeno della violenza sulle donne deve essere unanime perché il fenomeno è in continua crescita”.

Secondo il Rapporto Eures Ansa, in Italia, da gennaio a settembre 2013 sono stati compiuti più di 80 femminicidi, nel 2012 sono state uccise più di 100 donne e nel 2011 le vittime sono state 137 (una ogni tre giorni).
Il femminicidio, neologismo per indicare l’omicidio di una donna sulla base dell’identità di genere, è in tantissimi casi solo la punta dell’iceberg, l’ultimo atto di tante violenze pregresse.

“Tali omicidi non si consumano – sottolinea la Consigliera di parità – solo in ambienti degradati. Le vittime hanno un’età media tra i 30 e i 40 anni, così come i loro assassini. E’, perciò, necessario appoggiare le associazioni e le strutture che si occupano del problema, costruire reti di solidarietà intorno alle donne in difficoltà che devono comprendere di non essere sole e attivare reti locali che le possano aiutare. La violenza di genere è a tutti gli effetti violazione dei diritti umani ed è compito di tutti impegnarsi per il suo riconoscimento a livello pubblico, contribuendo alla rimozione di ogni ostacolo che impedisce il rispetto dell’integrità fisica e morale delle donne in quanto cittadine, madri, militanti e lavoratrici”.

Le norme hanno riconosciuto alle Consigliere di parità, ai vari livelli, la legittimazione processuale e quindi la possibilità di agire in giudizio quando si rileva un qualsiasi atto di discriminazione nei confronti delle donne. Ai Comuni che aderiranno all’iniziativa, la Consigliera di parità assicurerà il proprio apporto.

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