CSS nello stabilimento materano? Italcementi: proposta completa al meglio differenziata

ItalcementiMATERA – L’utilizzo di combustibili solidi sedondari nello stabilimento Italcementi di Matera? No, grazie.

Non si placano le polemiche all’indomani della presentazione della istanza in Regione, da parte del cementificio, e il dibattito è infuocato. Sulla questione si inserisce, intanto, la presa di posizione della stessa azienda, che col suo direttore tecnico, Edoardo Giudiceandrea, fa sapere: l’utilizzo dei CSS in cementeria non è in contrasto con la raccolta differenziata.

Ne rappresenta il migliore completamento, una soluzione utile alla comunità, perché evita il ricorso alle discariche. L’azienda, afferma Giudiceandrea, è aperta a confrontarsi con tutti, per aprire un dialogo con la comunità locale sui vantaggi della soluzione proposta, mirata a volorizzare nel proprio impianto una parte dei rifiuti urbani non pericolosi, prodotti dal territorio.

Non proprio sulla stessa lunghezza d’onda appare invece la dura presa di posizione del Parco della Murgia Materana. Che senza giri di parole ribadisce: lo stabilimento Italcementi di Matera? Da sempre fonte di interrogativi. Pur essendo al di fuori dei confini, la presenza dello stabilimento, fanno sapere dal Parco, ha sempre posto interrogativi di compatibilità ambientale, con l’area protetta confinante. Sulla strada della trasparenza, del controllo e della collaborazione, protocolli di intesa fra lo stabilimento e le istituzioni locali ne sono già stati siglati due: il 7 maggio del 2010 e poi ancora il 24 ottobre del 2011.

Per immaginare eventuali sviluppi futuri, conclude l’Ente Parco, è necessario monitorare in concreto gli effetti reali delle emissioni, ottenute con l’uso dei combustibili autorizzati. Altrettanto dura la presa di posizione dei vertici regionali di Sinistra Ecologia e Libertà. Se la Regione concedesse l’autorizzazione, scrivono in un comunicato, saremmo di fronte al terzo inceneritore su suolo lucano, dopo Fenice e dopo il cementificio di Barile. Si tratterebbe, concludono gli esponenti di Sel, di un ulteriore tassello, sulla strada della emergenza ambientale in una regione con vocazioni naturali assolutamente diverse.

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