Mulino Alvino, interviene il Comune di Matera

MATERA – Un altro tonfo nell’economia della città. A determinarlo la crisi, ormai conclamata del settore edile che, per numero di addetti, per le imprese impegnate, ma anche per i fatturati ha conteso per anni la leadership al comparto del mobile imbottito. L’ultimo colpo proibito arriva dalla decisione della Cogem di avviare le procedure di mobilità per una cinquantina dei suoi dipendenti. Nella scelta operata dall’amministratore unico della storica azienda edile della città, Egidio Tamburrino, c’è chi legge una pressione nei confronti dell’amministrazione comunale perchè siano riprese tutte le attività per rilanciare l’edilizia, attività che, bloccate da diversi mesi, hanno fortemente condizionato il comparto. L’occasione messa in campo da Cogem si gioca tutta sul recupero di mulino Alvino, una costruzione che risale all’ultimo decennio del diciannovesimo secolo, ultimo esempio di quel sistema industriale dedicato alla produzione di paste alimentari che fece conoscere la città in ogni angolo del Paese e anche all’estero. Ora di quel segmento produttivo, dopo la chiusura dello stabilimento Barilla, non esiste più nulla. Mulino Alvino, una volta ristrutturato, potrebbe diventare così più che un museo, un luogo della memoria che continuerebbe a produrre, magari in piccoli quantitativi per consegnare ai visitatori della struttura l’affresco di una Matera che non c’è più con un imprenditore che dal cemento e dai mattoni passa a lavorare farina, acqua, sale e lievito un esempio di diversificazione produttiva che avrebbe potuto e dovuto essere abbracciata anche dai costruttori di poltrone e divani per contenere le perdite del settore. Ma anche la concretezza di un imprenditore, l’unico fino ad ora, che si sia allineato con una iniziativa specifica al progetto di candidare Matera a capitale europea della cultura nel 2019. Dunque mulino Alvino non sarà trasformato in residenze che invece saranno realizzate tra via Dante e via Venezia in uno spazio antistante il quartiere di Villa Longo. Una quarantina gli appartamenti da costruire. La strategia messa in campo dalla Cogem e dai progettisti dei due interventi consentirà da un lato la conservazione di un manufatto ultracentenario e dall’altro la riqualificazione di un’area destinata a parcheggio di autovetture e mezzi pesanti. Una delocalizzazione di volumi per salvaguardare il passato della città e per ammodernare uno spazio senza prospettive. Per l’edilizia, invece, una ciambella di salvataggio. C’è chi ci vede la solita speculazione edilizia, un assedio al palazzo di città, altri, invece, giudicano l’operazione credibile perchè mette insieme passato e presente di una città che rischia purtroppo di non avere più futuro.

 

Share Button