Basilicata verso un autunno caldissimo destinato a diventare rovente

Quello che sta per abbattersi sulla Basilicata sarà un autunno caldissimo. Il problema vero, tuttavia, è quello che, probabilmente, la stagione di difficoltà non si esaurirà entro la fine dell’anno, ma proseguirà nel tempo. Almeno per un triennio visti i tempi lunghi che accompagnano ogni nuova iniziativa industriale che, peraltro, non si intravvede all’orizzonte. Il quadro entro cui è si svilupperà questo nuovo drammatico scenario fatto di ulteriori perdite di posti di lavoro, peraltro accompagnati da una normativa che ridurrà fino all’osso tempi e sostegni al reddito dei disoccupati, è già nerissimo. La Basilicata, infatti, non è un’isola felice sul fronte lavoro: anche qui una donna su due è senza occupazione, mentre un giovane su tre è fuori dal mercato del lavoro. Le due profonde crisi che stanno per ridurre ulteriormente le potenzialità occupazionali della regione sono da un lato il comparto dell’auto, dall’altro quello del mobile imbottito. I sindacati vedono nero e chiedono alla Regione concretezza e sviluppo attraverso la definizione di piani d’intervento che siano in grado di innescare nuova occupazione in tempi relativamente brevi. Insomma, tanto il Potentino quanto il Materano non possono attendere i tempi lunghi che da questi parti segnano l’avvio di un qualsiasi progetto di industrializzazione. Il messaggio che Cgil, Cisl, Uil e Ugl continuano a mandare al governo regionale è preciso: occorre lavorare sull’esistente puntando su turismo, agricoltura e ricerca. Sono al momento i tre capisaldi dello sviluppo lucano cui si potrebbe aggiungere anche un altro capitolo, quello di una forestazione finalmente consapevole produttiva. Tant’è che c’è chi comincia a chiedersi, ad esempio, quanto in soldi pubblici sia costata quest’estate di roghi. Mettere quindi a valore la forestazione, iniziando dalla costituzione di presidi salva-boschi nei piccoli comuni. Se la Basilicata è un attrattore turistico anche per la presenza di imponenti foreste, non si comprende per quale motivo questo patrimonio debba essere messo annualmente a rischio, tanto in montagna quanto sulla costa. Poi, c’è il capitolo di un’imprenditoria che fatica a crescere: tecnologie d’avanguardia ed innovazione sono lontane anni luce dai programmi delle aziende lucane che continuano ad investire nel manifatturiero. Infine, il capitolo delle opere pubbliche dimenticate o prossime a diventare tali come ad esempio il completamento della Bradanica per non parlare della linea ferroviaria Ferrandina-La Martella, di pista Mattei di Pisticci scalo, della diga di Acerenza declassata al rango di attività di pesca sportiva. Se la Regione naviga a vista nell’agitatissimo mare delle politiche di sviluppo, altrettanto fanno Province e Comuni. E con l’autunno si avvicina la tempesta perfetta. A rischio il tracollo della Basilicata che potrebbe non esaurirsi entro fine anno.