Etica del salotto e lavoro: interviene Confindustria Basilicata

Manifattura del salotto

Pasquale Natuzzi rilancia la sua crociata per la legalità nei rapporti di lavoro e per la salvaguardia del Made in Italy. Lo ha fatto a mezzo stampa commentando la sentenza del Tribunale di Forlì, datata 10 luglio 2012, con cui sono stati condannati alcuni imprenditori italiani accusati di aver fatto un patto con diversi colleghi cinesi per violare le norme di sicurezza sul lavoro e quindi abbattere i costi di produzione di poltrone e divani made in Forlì, grazie anche allo sfruttamento della manodopera cinese. Natuzzi, definendo la sentenza un “segnale di speranza”, ha auspicato che “ora si stronchino i furbi”. Già nei mesi scorsi il produttore pugliese leader del mercato italiano del salotto si era scagliato contro i colleghi materani, accusandoli di foraggiare il “nero” cinese annidato nelle periferie cittadine per produrre a minor prezzo. Un’accusa che nell’ultima intervista diventa frontale e rivolta alle aziende Sofaland e Calia. Insomma per Natuzzi la Cina ammazza il Made in Italy e Matera fa da complice, ma a rispondergli, questa volta, è stata Confindustria lucana, dicendosi da anni impegnata nella stessa battaglia per la legalità portata avanti da lui. La sezione Legno-Arredo dell’associazione di categoria, in tal senso, ha redatto un codice etico e costituito, d’intesa coi sindacati, un osservatorio permanente per favorire il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti. Iniziative sottoscritte dalle aziende che fanno parte del Distretto del Mobile imbottito di Matera e Montescaglioso e quindi anche da Sofaland e Calia, ci tiene a precisare Confindustria. A queste si aggiungono altre politiche avviate dall’associazioneper migliorare e facilitare l’integrazione di imprese e manodopera extracomunitaria che – si legge nella nota – hanno portato a risultati più che lusinghieri confortati – prosegue Confindustria – anche dai controlli effettuati dalle autorità competenti che hanno accertato che a Matera non c’è emergenza stranieri e che la provincia è immune ai reati connessi alla sicurezza sul lavoro commessi da aziende terziste e, come nel caso della sentenza di Forlì, estesi anche ai committenti. Insomma Confindustria, pur condividendo le parole di Natuzzi, respinge le accuse al mittente e coglie l’occasione per definirsi “sempre al fianco di tutti quegli imprenditori che, soprattutto in momenti così difficili per l’economia globale, avranno come stella polare il rispetto delle regole che essi stessi ed i lavoratori, negli anni, si sono conquistati al prezzo di duri sacrifici”.

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