Spiagge libere, sempre meno anche in Basilicata

Spiagge in ritirata? Colpa del fenomeno noto come erosione della costa ma non solo. È questo in estrema sintesi ciò che emerge dai dati ambientali, relativi al 2011, presentati, nei giorni scorsi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca, del Ministero dell’Ambiente. Luci ed ombre in uno dei settori strategici del turismo italiano, quando la stagione balneare è entrata ormai nel vivo. In sette anni, dal 2000 al 2007, il 37percento dei litorali ha subito variazioni dell’assetto delle linee di riva superiori a 10 metri. L’arretramento della linea di riva e la perdita di superficie costiera sono particolarmente evidenti e profonde, in corrispondenza delle foci dei fiumi. In buona sostanza l’erosione degli arenili, che non sta risparmiando la costa jonica lucana, non si arresta ed anzi continua a mangiare preziosi tratti di spiaggia. E per i vacanzieri della domenica diventa sempre più difficile trovare uno spazio libero dove piazzare un ombrellone. Un problema che riguarda solo le regole della fisica nelle spiagge libere ma che sconfina nel campo dell’economia, quando si tratta di lidi e stabilimenti balneari. Perché, a leggere i dati dei principali osservatori ambientali, esiste almeno un altro fattore su cui puntare l’attenzione. Il processo di privatizzazione che ha coinvolto, negli ultimi anni, gli ottomila kilometri di costa, dei quali quasi la metà dati in concessione. Insomma, sempre meno spiagge libere, che risultano poi sempre più affollate e spesso difficilmente accessibili. Condizione, quest’ultima, che non risparmia nemmeno le spiagge lucane, sulla costa jonica in particolare. Almeno a sentire un gruppo di vacanzieri che ha contattato la nostra redazione, per lamentare la situazione in cui versa il litorale, sotto questo profilo, da San Teodoro, a San Basilio fino a Scanzano Jonico.

 

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