Scintille sul salotto: la polemica Natuzzi-Di Maggio

E’ polemica a suon di missive tra l’imprenditore pugliese, leader mondiale nella produzione di salotti in pelle, Pasquale Natuzzi, e il presidente del Distretto del mobile imbottito di Matera e Montescaglioso, Tito Di Maggio. Al centro dell’acceso dibattito, la situazione critica vissuta dal comparto industriale e la caccia, o meglio il rimpallo, delle responsabilità questo naufragio prevedibile ma mai affrontato seriamente finché s’era in tempo. Natuzzi, nelle scorse settimane, in una lettera inviata, tra gli altri, a Confindustria di Puglia e Basilicata e fatta pubblicare sui giornali, se la prendeva coi concorrenti del Materano, accusandoli di concorrenza sleale, di evasione fiscale e di lavoro nero. Il ricorso di questi alla manodopera cinese, questo è in estrema sintesi il Natuzzi-pensiero, sarebbe la causa del crollo verticale del salotto murgiano. Di qui l’invito a Di Maggio a un confronto pubblico sul tema che, però, non ci sarà. Almeno per il momento. Pur riconoscendogli il ruolo di leader del settore, infatti, il presidente del Distretto – in una lettera inviata a Natuzzi e ai vertici lucani e pugliesi di Confindustria – definisce l’invito “un atto di supponenza e arroganza al quale non può sottostare”. Poi va dritto al succo della questione. Di Maggio afferma che – prima che la crisi accendesse i riflettori sulle aziende e sulla gestione del lavoro nelle stesse – Natuzzi – che definisce anche come l’inventore del costo minuto – “utilizzava indifferentemente manodopera cinese o terzisti altamurani senza darsene tanto da pensare”. Poi, a crisi esplosa, la fulminazione: basta terzisti, solo lavoratori interni. Una scelta che Di Maggio attribuisce soprattutto all’attenzione sociale e istituzionale del momento, la stessa che – sempre secondo quanto scrive nella lettera – ha portato Natuzzi a vestire i panni del paladino della legalità e a trascinare i colleghi murgiani sul banco degli imputati, in preda al non-sense e contro ogni strategia di marketing che dovrebbe prevedere, in casi come questi, una comunicazione fatta di messaggi positivi. Poi Di Maggio risponde alla “domanda anodina”, ovvero insignificante e senza carattere, rivoltagli da Natuzzi: possono essere 120 euro di remunerazione giornaliera sufficienti all’equilibrio di bilancio di un’azienda terzista? “Abbiamo ripetuto – scrive Di Maggio – che la tariffa di 25 centesimi al minuto è il tetto minimo sotto il quale le aziende del Distretto non devono scendere, anche se, a seconda della complessità dei modelli di divano, arrivano a riconoscere anche 40 centesimi al minuto”. Allegando due calcoli alla lettera, fatti in base anche alle imminenti novità contrattuali di settore, Di Maggio dimostra a Natuzzi che i 120 euro in questione sono congrui agli equilibri di bilancio aziendali. Di Maggio chiude annunciando a Natuzzi che sta ancora lavorando a ricostruire la storia imprenditoriale dell’uomo santermano e che potrà incontrarlo solo quando avrà completato questa sorta di “biografia” non autorizzata e articolata su un quarantennio. “Intanto – conclude – se Pasquale Natuzzi ha veramente a cuore le sorti del salotto, venga a discuterne con noi, ma all’interno del Distretto”.

Share Button