Lavoro sommerso, Confapi: Basilicata non è maglia nera

MATERA – La Basilicata non è maglia nera in Italia, sul lavoro sommerso. La lettura falsata delle statistiche e dei dati sul lavoro nero rischia di consegnare una fotografia non rispondente al vero del tessuto produttivo lucano, in cui l’entità del lavoro sommerso è in linea con quello del resto del Paese. Ne è convinta la Confederazione della Piccola e Media Industria, che critica l’interpretazione del dato e rilancia. La Basilicata, sottolinea Confapi, ha la percentuale più alta d’Italia del rapporto tra ispettori e aziende: è come se da noi ci fosse un ispettore ogni 10 aziende, a fronte di uno su cento o uno su mille, di altre regioni. Ciò non toglie, riconosce, che il lavoro sommerso sia una piaga da combattere, che danneggia, prima di tutto, le imprese sane che rispettano la legge. Ben vengano, dunque, le proposte mirate a sviluppare una cultura della trasparenza e del rispetto delle regole del mercato e ad arginare, ad esempio, gli effetti delle distorsioni, del sistema di aggiudicazione del massimo ribasso. Confapi però non ci sta a criminalizzare settori trainanti dell’economia lucana, come l’edilizia. Si lavori piuttosto tutti insieme, fa notare, per rimuovere le distorsioni del mercato, che spesso spingono le imprese fra le braccia dell’usura. Il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione e la stretta creditizia, conclude, hanno un grave effetto destabilizzante, che espone le imprese a gravi rischi.

 

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