Bradanica, una strada senza via d’uscita

MATERA – A piccoli passi verso un’altra incompiuta, l’ennesima che verrebbe a determinarsi nell’area del Materano, un territorio che, sul fronte delle infrastrutture, continua a denunciare inconcepibili ritardi. All’elenco già corposo di appalti che non trovano pratica conclusione sta per aggiungersi il primo lotto della superstrada Bradanica, quello che dovrebbe saldare Matera al tronco del Portapane dando così continuità al percorso, almeno in territorio Materano, in direzione del nodo autostradale di Candela. La costruzione di questi undici chilometri di nastro d’asfalto, affidati all’Associazione temporanea d’impresa tra il gruppo Intini e la cooperativa Ravennate, è ormai ferma da oltre un mese per mancanza di liquidità, una situazione che sta bloccando tanto le spettanze ai lavoratori impegnati nella realizzazione dell’opera quanto quelle destinate alle aziende subappaltatrici. Per la ripresa dell’attività – stando a quanto riferito dal sindacato – si sta lavorando lungo tre ipotesi. La prima: una fuoriuscita di Intini con la totale attribuzione dell’esecuzione dell’intervento alla Ravennate. La seconda: la cessione di ramo d’azienda della Intini. La terza: allargamento della base societaria con la costituzione di una società consortile. Al momento – rileva Franco Pantone della Cisl – non ci sono soluzioni in grado di restituire certezza operativa al programma che può contare su un un impegno di spesa da parte dell’Anas di un’ottantina di miliardi. Incertezze anche sui tempi di corresponsione delle mensilità arretrate ai lavoratori impegnati nella realizzazione del progetto. Insomma, non si riesce a cancellare la maledizione che da oltre trent’anni colpisce con periodica puntualità la Bradanica. E i problemi su questa arteria strategica per il territorio di Basilicata e Puglia non riguardano solo il lotto di La Martella; un’altra interruzione è in provincia di Potenza, un’altra ancora nel Barese. Risultato: da trent’anni da Matera a Candela si viaggia tra interruzioni, deviazioni e tratti per fortuna definiti, insomma, un percorso senza la necessaria continuità. Con l’isolamento di Matera che sul versante bradanico è totale. Nel silenzio di Anas, Regioni, Comuni e Province interessati. Con le opportunità di crescita e di ripresa del Materano appese ad un tenue filo di speranza che rischia di spezzarsi e di essere riannodato magari fra altri trent’anni.

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