L’occhio del TG1 sull’incompiuta Matera – Ferrandina

Matera. Tutti insieme, appassionatamente, ad illustrare le storie infelici di Matera, ex capitale del mondo contadino, oggi patrimonio dell’Unesco, città candidata a reggere nel 2019 la fiaccola della cultura, esempio per tutto il Vecchio Continente. Da Mediaset a “La Sette” alla Rai, sempre con Matera in primo piano magari per evidenziare le preziose locations dei Sassi trasformate in
discariche a cielo aperto o il contrastato sogno del prolungamento della linea ferroviaria urbana delle Appulo Lucane per dotare il capoluogo di un’infrastruttura in grado di collegare i suoi due estremi, da un capo all’altro circa 11 chilometri. Ben ultima la Rai, con un servizio nel TG 1
delle venti di ieri sera, nella corsa a costruire l’immagine di una città leader negli sprechi di finanza pubblica, ma anche incapace di gestire risorse che la storia ha gelosamente conservato.
Il quadro generale è quello illustrato dai tre colossi dell’emittenza televisiva nazionale, tuttavia premesse e conclusioni delle performances  giornalistiche in grado sì di colpire l’immaginazione collettiva del Paese, finiscono col lasciare l’amaro in bocca a chi questa città la vive nella sua
quotidianità, a caccia di un futuro sempre più difficile da costruire proprio per l’assenza degli ingredienti che sono alla base dello sviluppo, a cominciare dalle infrastrutture. Può crescere un territorio senza strade adeguate o una pista aeroportuale o un collegamento efficace e funzionale alla rete nazionale delle ferrovie? Senz’altro no. Quando Matera sprofondava nella miseria, la città diventò il riflettore acceso sulla questione meridionale. E furono solo belle parole e gratuite promesse. Quando Matera riuscì da sola ad alzare la testa trovando nel turismo e nel
mobile imbottito i punti forti della sua crescita, dal Governo centrale arrivarono solo silenzi. Ora che il Paese vive il dramma di una crisi senza confini, si scoprono gli sprechi e le incompiute. Mentre sono  poche le voci che reclamano per Matera il saldo di un vecchio debito nei suoi confronti. Così diventa facile parlare di soldi buttati al vento, di opere rimaste a metà,
mentre i materani, soprattutto da chi fa servizio pubblico sul piano dell’informazione, avrebbero gradito analisi meno veloci e più ragionate. Non può essere il passaggio in una galleria a forte instabilità idrogeologica a sbloccare un’opera strategica per lo sviluppo di un territorio. Si cambia il progetto, si segue un altro percorso, ma quella tratta ferroviaria si fa lo stesso. Del resto per trasportare fuori regione acqua e petrolio non si è badato a spese; si lesina invece su 20 chilometri di binari. Ma questo, peccato, il Tg1 della Rai non è riuscito a dirlo.