Dalle medie alle superiori, la scelta che segna la vita

MATERA – Per gli studenti delle scuole medie, è tempo di scelte. Scelte importanti che riguardano il loro futuro e anche quello di un Paese, l’Italia, ancora nel novero delle grandi potenze industriali, che non può affidarsi a cantanti, ballerine, tronisti e comparse, se vuole mantenere il suo vacillante primato. La scelta non è proprio semplice, a volte motivo di contrasti tra genitori e figli. La domanda poi è sempre la stessa: meglio una scuola che aumenti le chance di trovare lavoro subito dopo il diploma o una scuola che prepari l’alunno all’Università? Si tratta di una decisione che è frutto anche delle ambizioni personali, delle aspirazioni e di quello che si vuole o si vorrebbe fare da grandi. Un aiuto, in questa direzione lo può dare proprio la scuola media. Un esempio lo fornisce la scuola secondaria di primo grado Giovanni Pascoli di Matera, che ha organizzato una serie di incontri, per i ragazzi che sosterranno gli esami a giugno, allo scopo di fornire loro elementi elementi di valutazione e di riflessione che possono tornare utili al momento della scelta. A tu per tu con professionisti di varia estrazione e di vario orientamento, per capire meglio sè stessi ed individuare il percorso migliore, valutato in base alle proprie inclinazioni e alle prospettive sul mercato di lavoro. “Da grande vorrei fare…”, come suggerisce il ciclo di appuntamenti, dedicato all’orientamento. Ieri è toccato al dottor Giuseppe Bianco, direttore del Centro di Geodesia Spaziale di Matera, raccontare ai ragazzi il suo percorso, quello che lo ha portato a lavorare in uno dei settori più affascinanti e complessi: l’astronomia. Settore che implica, ha ribadito Bianco, una certa confidenza con la fisica e la matematetica, ma soprattutto una grande passione e un grande amore. Insomma non ci si improvvisa astronomi. La capacità di guardare oltre, a volte anche solo con gli occhi della mente, richiede un alto grado di conoscenza ma anche una certa predisposizione. In fondo, come suggeriscono gli americani, che il valore legale del titolo di studio non sanno nemmeno cosa sia e che hanno da tempo liberalizzato i loro mercati, ognuno deve fare quello che sa fare meglio.

 

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