Imu: la “Rete” delle associazioni chiede prudenza al Comune di Matera

MATERA – “Criteri equi e non penalizzanti” per le fasce sociali deboli che si troveranno soggette al pagamento dell’Imu, la nuova tassa sugli immobili urbani decisa dal governo Monti in sostituzione dell’Ici, che Berlusconi, nel 2008, da premier, cancellò con un colpo di spugna per mantenere una promessa elettorale forse un po’ troppo avventata. Ieri è toccato alle associazioni degli agricoltori chiedere ai sindaci lucani di rimodulare le aliquote dell’imposta sugli immobili utilizzati per le attività legate alla terra; oggi invece è la volta della neo-costituita “Rete”, composta da Diritti di cittadinanza, Sunia, Federconsumatori, Assocasa, Apu, Appc e Sfida, che hanno presentato all’amministrazione comunale di Matera – rivolgendosi al primo cittadino Adduce – una serie di proposte mirate ad arginare il disagio economico che la reintroduzione della tassa potrebbe provocare. Tra queste figurano la riduzione del 50 per cento dell’aliquota minima per l’abitazione principale di proprietà e su quella a canone sociale dell’Ater, che passerebbe quindi dallo 0.4 allo 0.2 per cento. Per le locazioni a canone concordato, invece, l’aliquota indicata è dello 0.4 per cento, mentre quella relativa al canone libero propone un incremento dello 0.3 per cento. Si tratta di punti che la “Rete” delle associazioni vorrebbe approfondire meglio in un incontro con l’amministrazione comunale, propedeutico al bilancio di previsione dell’Ente, ma che in ogni caso sortirebbero come effetti immediati “lo scoraggiamento della tendenza a tenere sfitte le abitazioni e l’accesso ai canoni concordati per le locazioni, con la possibilità di applicare principi simili anche per gli immobili dell’Ater”.