Mobile imbottito Materano, una partita ormai chiusa?

MATERA – A volte ritorna. E’ la vicenda del mobile imbottito, settore che per un trentennio almeno ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’economia del Materano. Grandi numeri tanto nelle produzioni, che hanno invaso ogni angolo del mondo, quanto negli addetti e quindi nei bilanci. Il tutto per una stagione che ha consentito al territorio di recuperare considerazioni, nonostante una scadente infrastrutturazione a livello soprattutto di strade, porti, aeroporti e ferrovia, sul piano nazionale con la Basilicata che, sostenuta anche dalla Sata di San Nicola di Melfi, ha raggiunto negli anni passati alti livelli nell’export. Poi il lento declino che oggi, nel solo Materano, fa registrare almeno un migliaio di addetti alla produzione di poltrone e divani collocati in cassa integrazione ed in mobilità. E i salotti chi li fa se quest’esercito di tappezzieri – stando a quanto sostenuto dal sindacato – preferisce stazionare in un mondo di mezzo, uomini e donne pagati in nero che si avvantaggiano tuttavia degli ammortizzatori sociali? Nessun problema perchè nel frattempo anche da queste parti si sono affacciati i cinesi. Sono almeno 300 impegnati in non più di cinque aziende. Lavorano per un paio di grossi marchi ancora in attività producendo non più di 400 salotti al giorno. A conti fatti anche nel rispetto dei costi orari della categoria. L’accordo di programma per il rilancio del mobile imbottito è l’ultima speranza per imboccare percorsi nuovi. Ed è su questa strada che la Regione si sta impegnando anche se il sindacato esprime dubbi e perplessità. Il mobile imbottito – rileva Michele Andriulli, della Cgil – ha esaurito la sua spinta, serve innovare, voltare pagina, guardare al futuro magari continuando a muoversi in un manifatturiero di qualità più alta. Insomma, innovazione e tecnologie d’avanguardia, ma garantiti da chi – si chiede il sindacalista – se l’orizzonte imprenditoriale locale continua ad essere vuoto, asfittico e comunque sempre orientato su produzioni tradizionali? Con interesse Cgil Cisl e Uil guardano alla possibile concertazione tra i ministeri dello Sviluppo Economico e della Coesione Territoriale, l’ultima spiaggia, insomma, per guardare oltre il mobile imbottito e, quindi, per non rinunciare allo sviluppo del Materano.