Ritocco dell’Iva, rischio rincari fra il 3 e il 7%

Aumento dell’Iva, ma quanto mi costi. Se lo stanno chiedendo questi giorni i consumatori, sui quali graverà maggiormente l’aumento dell’aliquota, passata dal 20 al 21%, come conseguenza di una delle misure contenute in manovra. Ma se lo sono chiesto anche le associazioni dei consumatori. L’Iva, si sa, è un’imposta versata dalle imprese, attraversa “indenne” i vari passaggi della produzione e si ferma, per così dire, solo quando arriva davanti al consumatore finale. Non ci sarà da stupirsi, dunque, se fra qualche settimana, l’acquisto di un cappotto nuovo o un paio di stivali, sarà più caro del previsto. E non dell’uno percento, ma spesso del 3 e in qualche caso del 7%. A lanciare l’allarme su quello che ci aspetta, nelle prossime settimane, sono le le due associazioni Adusbef e Federconsumatori, che hanno individuato un paniere di acquisti tipici e ne hanno elaborato le nuove previsioni di spesa, voce per voce. E, in base alle tabelle riportate sul sito www.federconsumatori.it, grazie alla manovra sull’imposta: un cappotto costerà il 3% in più rispetto al prezzo calcolato con la vecchia aliquota; un abito da uomo o la polo per un ragazzo il sei percento; stesso destino per il costo di scarpe ma anche per la bottiglia di vino o l’alcolico. È facile pensare, commenta il responsabile regionale di Federconsumatori, Giuseppe Cotugno, che, fra rincari diretti ed aumenti indiretti, il tutto si tradurrà in una ulteriore contrazione dei consumi, con effetti pesanti non solo sulle famiglie ma anche sui settori maggiormente interessati dai rincari, come abbigliamento, calzature e vino. A questo poi si aggiungono gli effetti della speculazione. Federconsumatori di Matera, raccogliendo le segnalazioni di comportamenti scorretti da parte di alcune attività commerciali, ricorda quanto segue: alla cassa non può essere applicata alcuna maggiorazione o modifica al rialzo, dei prezzi esposti.

 

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