Quel carro di nessuno

Il carro in fase di montaggio a Torino

C’è anche un pezzo di Matera, della storia civile e religiosa della città, di una tradizione tra le più radicate nell’area meridionale nella imponente mostra allestita a Torino negli spazi delle Officine grandi riparazioni per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Tra i mille tasselli che compongono la rassegna, testimonianza dell’artigianalità della comunità nazionale, dunque, ha trovato spazio un carro trionfale in cartapesta copia quasi conforme dei manufatti che ogni anno, il 2 luglio, vengono presi d’assalto e distrutti. Questa volta l’opera, progettata e realizzata da Giuseppe Mitarotonda e Michelangelo Pentasuglia, resterà integra e a fine mostra sarà riportata a Matera per trovare spazio in un sito che il Comune si preoccuperà di individuare. Sperando che qualcuno se ne ricordi assegnando all’imponente struttura in cartapesta una sede adeguata. Il contrario di quanto si è verificato in quel di Torino dove il carro trionfale della Bruna è circondato da una miriade di altri cimeli che poco o nulla hanno a che fare con la manualità degli artigiani italiani. Ma quel che più intristisce è che il manufatto è accompagnato da una scheda modesta che non fa onore né agli oltre 600 anni di età della festa né alla lunga storia della città. Un carro per riempire uno spazio della mostra con il Comune da una parte e la Soprintendenza dall’altra colpevoli di una grave inadempienza e superficialità. La rassegna torinese, che ogni giorno conta centinaia di visitatori, poteva diventare per un tassello della storia materana occasione di visibilità. Invece, no. Il carro tradito dalla sua stessa città, esempio non nuovo di un’altra scommessa persa, peraltro in malo modo.