L’acqua da bene comune a bene economico e gli effetti della privatizzazione

MATERA – L’acqua è alla base della vita sul pianeta. È dunque un bene comune o un bene economico? Quali sono le ragioni e gli effetti della privatizzazione? Sono stati questi solo alcuni dei quesiti presi in considerazione, ieri sera a Matera, nel corso di un comizio pubblico che ha avuto luogo in Piazza Vittorio Veneto, cui ha preso parte Margherita Ciervo, del coordinamento pugliese Acqua Bene Comune. A chi ribadisce che in Italia col Decreto Ronchi avverrebbe solo la privatizzazione del servizio e non della risorsa, la Ciervo risponde sottolineando che in Italia l’acqua è un bene pubblico, ma per essere utilizzata da bere, deve essere captata, depurata e distribuita. Il monopolista privato, è stato ribadito, cerca di caricare sul prezzo della gestione sia l’investimento sia l’utilizzazione, mentre il monopolio pubblico ha come obiettivo il bene comune. Privatizzare la gestione, ha sottolineato la Ciervo, significa quindi spostare l’obiettivo primario sul guadagno, come del resto provano, in Italia, il caso “Aprilia” dove salgono le proteste per la gestione privatizzata dell’acqua che ha prodotto bollette salate; la situazione in Europa, col Parlamento europeo che chiede di non considerare l’acqua solo come un bene economico e infine il caso Parigi, dove, dopo decenni di gestione mista, si è deciso di tornare alla gestione pubblica dell’acqua. Vi ricordiamo infine che per i Referendum, si vota dunque il 12 e il 13 giugno. In attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla ammissibilità del quesito referendario sul nucleare, dopo il ricorso del Governo, rimangono in piedi tutti e quattro i quesiti, che riguarderanno oltre la privatizzazione dell’acqua con i primi due ( si vota SI se non si è d’accordo, si vota NO se si è favorevoli), la produzione di energia nucleare (si vota SI se non si è d’accordo, si vota NO se si è favorevoli), l’eliminazione del legittimo impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri (si vota SI se non si è d’accordo, si vota NO se si è favorevoli).