Stop MGF, presentati i seminari conclusivi

MATERA – Escissione, incisione, asportazione, infibulazione. Sono termini diversi che indicano lo stesso, terribile fenomeno: le mutilazioni genitali femminili. Una pratica che interessa in gran parte bambine e donne di Paesi africani e coinvolge anche le figlie di immigrati che vivono in Italia. La pratica delle mutilazioni genitali femminili è un fenomeno che ha profonde radici culturali e riguarda, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre cento milioni di donne in tutto il mondo. In alcuni Paesi africani è considerata fondamentale per garantire il prestigio di una bambina o di una donna, per consentirle di trovare un marito e per conferirle castità, salute, bellezza e onore della famiglia. Generalmente praticate su soggetti molto giovani, in media ragazze che non hanno ancora compiuto quindici anni, in alcuni paesi anche bambine molto piccole, in altre comunità donne più adulte, le mutilazioni causano danni fisici gravissimi. Un fenomeno complesso, che assume dimensioni e connotazioni diverse nei vari Paesi, su cui occorre promuovere una capillare opera di prevenzione e informazione rivolta anche alle famiglie immigrate. Questa mattina a Matera, all’interno della sede dell’associazione Tolbà a Matera, sono stati presentati due seminari che avranno luogo a Potenza e a Matera, rispettivamente il 26 e il 28 maggio, che concludono il progetto “Stop alle mutilazioni genitali femminili! Conoscere, informare, prevenire”. In entrambe le sessioni ( a Matera appuntamento a Palazzo Lanfranchi sabato prossimo, alle ore 9 e 30), saranno presentati il relativo vademecum plurilingue e il lavoro di ricerca, condotto da Brunella Loiudice, realizzato, in quasi due anni, con una serie di inteviste ad operatori socio-sanitari. L’Italia, come già altri Paesi Europei e gli Stati Uniti, si è di recente dotata di una legge che vieta esplicitamente le mutilazioni genitali femminili. La legge coniuga aspetti legati alla repressione (la pena può arrivare fino a 16anni di reclusione per chiunque pratichi l’infibulazione) e aspetti legati alla prevenzione, con una serie di campagne informative, iniziative di sensibilizzazione e l’istituzione di un numero verde.

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