Non per conto di qualcuno ma per tutte

Matera, 13 febbraio

Matera. Siete scese in piazza, oggi, domenica ed è stato meraviglioso, profumato, colorato ed anche emozionante, non ho dubbi. E’ servito a poco però non sventolare bandiere con simboli dopo tutto quello che è stato detto dai microfoni delle segreterie di partito in questi giorni e pubblicato da noi, giornalisti, rigorosamente. Io, giovane donna lucana, sono felice quando una discussione si apre, quando raggiunge la piazza ma sono anche d’accordo con Luisa Muraro, filosofa femminista quando sul Corriere del 10 febbraio scrive “si tratta di operazioni politiche nelle mani di uomini i cui orizzonti non oltrepassano la bottega del politico vecchia maniera”. Ho grande stima di molte che hanno sfilato a Matera e Potenza, ammirazione per alcune e addirittura devozione per il coraggio quotidiano di altre. Prendo spunto da questa riflessione per analizzare con tutte le donne, quelle scese in piazza e quelle che non l’hanno fatto, il dato sulle elezioni del Consiglio Regionale di Basilicata, anno 2010, cioè ieri. Tutti i partiti anche quelli più innovativi hanno candidato nelle proprie liste esclusivamente una donna. Solo in rari casi, probabilmente per potere pre-costituito, sono state sostenute dai militanti e dalle militanti oltrepassando la soglia dei 500 voti. Nel Partito Democratico, promotore del “se non ora, quando?” l’unica donna candidata è stata Adeltina Salierno, 849 voti, ultima della lista, tra l’altro non sostenuta in campagna elettorale dai suoi compagni di tessera. Con chi ha manifestato il 13 febbraio Adeltina Salierno? L’Italia dei Valori ha candidato Rosa Mastrosimone, non eletta ma seconda all’imprenditore Benedetto con 3.475 voti ed entrata a far parte della squadra di De Filippo come assessore. Sinistra Ecologia e Libertà ha candidato Rosa Rivelli, ex assessore alla cultura alla Provincia di Matera: nonostante fosse una donna amata dall’elettorato, non è stata eletta, 419 i voti. Il Partito Socialista, l’Alleanza per l’Italia, l’Unione di Centro e i Verdi non si sono sforzati di cercare candidate ed hanno presentato quattro liste maschili. Nemmeno il movimento politico contro l’indifferenza, Sui Generis che, per intenderci, rappresentava l’alternativa ai partiti, ha scelto di candidare donne nelle proprie liste. A distinguersi i Popolari Uniti, due donne, ed Io amo la Lucania di Magdi Cristiano Allam, tre donne. Una candidata per il PDL, quello ante FLI, ed una per il Movimento Per le Autonomie; nessuna nella lista collegata al candidato governatore, Nicola Pagliuca. Il risultato è un Consiglio Regionale completamente al maschile, una discriminazione bipartisan e De Filippo ha dovuto riparare con fatica e bisturi per formare una giunta in parità. Questo è solo uno dei modi per dire che le donne in Basilicata sono tagliate fuori dalla politica, dalle segreterie di partito, dai dibattiti decisionali sono nei palazzi del potere solo se sono agganciate a personaggi forti o se hanno nel sacco pacchi di voti da usare come gratta e vinci. E in piazza ci sono donne troppo intelligenti perché fingano, di non essere consapevoli della reale situazione lucana. O forse io sono un’ottimista e l’intelligenza manifesta è davvero un push-up per aggiungere volume di facciata alle idee professate. Perché allora non sollevarsi contro questa logica invece di gridare in piazza fianco a fianco di chi ha generato tutta questa discriminazione e che domani, lunedì 14 febbraio, continuerà sulla traccia dell’esclusione come se nulla fosse mai accaduto aggiungendo, magari a colazione, un commento irriverente sul fondo schiena di una manifestante. L’alta partecipazione impone una domanda: com’è possibile che le donne lucane, volendolo o subendolo, possano con grinta partecipare attivamente a una manifestazione come quella di oggi, ma quando si tratta di partecipare, partendo dalla gavetta e senza corsie preferenziali o stabilite per leggi o regole interne ai partiti (le famose quote rosa) alla vita democratica, alla gestione della cosa pubblica, al pensiero alto, subiscono passivamente la gestione al maschille della politica, e non sono in grado di ribellarsi, di lottare e di farsi valere per meriti nella giusta e sana competizione della vita? E se voi come me sapete che questa è la realtà allora proviamo a pensare insieme ma in modo individuale e libero, non condizionato. Non per conto di qualcuno contro qualcuno. Ma per tutte noi.

 

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