Sabato la presentazione del Regolamento urbanistico

Matera vista dall'alto

MATERA – Dal 1986 ai giorni nostri, sei sindaci (Acito, Manfredi, Minieri, Porcari, Buccico, Adduce), ma sul tema dell’edilizia le politiche che si sono sviluppate non hanno mai segnato livelli di qualità e di innovazione tali da garantire alla città uno sviluppo in linea con le prospettive del mercato e, quindi, della condizione economica generale del territorio. Senza una programmazione credibile, con dati sulla crescita demografica del capoluogo costantemente drogati. Per 25 anni solo mani sulla città e i risultati sono chiari e visibili. La logica che ha guidato le amministrazioni comunali che si sono susseguite è stata sempre la stessa: molto di più al privato e sempre meno al pubblico. Non sono mancate voci fuori dal coro, ma sempre deboli e subito finite nel silenzio più totale. Per cui oggi la città si ritrova quasi al punto di partenza, concentrata a definire un regolamento urbanistico, che domani inizia il suo percorso sul piano istituzionale, dai contenuti ancora una volta fuori scala rispetto ai bisogni della comunità. Le cifre che si leggono nel piano del prof. Gianluigi Nigro parlano di almeno 1.600 nuove costruzioni, di cui solo 300 a voler essere generosi interesseranno l’edilizia pubblica.

Come dire che, nel conto finale della procedura, cambierebbe molto poco perché a fronte della richiesta di alloggi a basso costo che supera le 600 unità se ne garantirebbero appena la metà. Poi c’è il corposo dato dell’edilizia privata che si impenna fino a 1.300 nuove case. Chi avrà la forza di comprarle oltretutto a cifre che collocano Matera tra le città con uno dei mercati immobiliari più alti del Paese? Non solo: la crisi economica ha cancellato tra gli impegni di molte famiglie la possibilità di investire nel mattone. Poi, ci sono gli almeno cinquecento appartamenti invenduti ed un altro migliaio acquistati, ma non utilizzati. Alla luce di queste considerazioni ecco che le scelte operate dal regolamento urbanistico diventano fuori scala, quindi improponibili. E su tutto grava la madre delle preoccupazioni: con questi presupposti quali possono essere le prospettive del comparto dell’edilizia, l’ultimo anello di una catena logora ed arrugginita dell’economia locale. Dalla crisi della Valbasento, alla semiparalisi del mobile imbottito, all’assenza di interventi in opere infrastrutturali, al turismo in affanno, l’ultimo colpo basso potrebbe derivare dal tracollo dell’edilizia. E per la città sarebbe davvero una fine senza ritorno.

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