Presepe vivente a Matera: il commento del giorno dopo

Il presepe dei Sassi

MATERA – Presepe sì, presepe no. Il dibattito dominante negli ultimi giorni, a Matera, è stato questo ed ha coinvolto fautori dell’autarchia culturale, moderati indecisi e strenui sostenitori del “prendiamo tutto purché serva a far parlare di Matera”. Un dibattito civico che, dilagando, è diventato anche politico, raggiungendo i rappresentanti istituzionali coinvolti in questa rappresentazione vivente della Natività negli antichi rioni, voluta dall’Unione nazionale delle Pro-Loco e dalla Regione Basilicata e poi sostenuta anche dal Comune. Col senno di poi, però, emerge la consapevolezza che forse tale dibattito si sarebbe dovuto soffermare innanzitutto a monte della questione culturale, sul fatto se Matera sia effettivamente pronta e attrezzata ad accogliere e proporre manifestazioni simili. Non si può dire, infatti, che gli organizzatori di questo “Presepe d’amore” non siano riusciti nel loro intento: con 567 comparse certificate l’evento è entrato nel “Guinness dei Primati” e con circa 40 mila presenze, 20 mila turistiche e altrettante autoctone, si è dimostrato un indiscutibile attrattore. Il problema è che i record sono stati delizia ma anche croce: la città, dopo l’arrivo di 200 bus e 200 caravan e 2000 auto, è andata in tilt, tra strade e accessi bloccati e aree di sosta al completo; nei Sassi il serpentone umano dei visitatori è rimasto paralizzato, il deflusso è stato lento e difficoltoso; sono mancati i servizi, bagni pubblici e facilitazioni per disabili in testa. Eppure di questo evento si parlava da tempo, eppure se lo si fosse spalmato in più giorni o in un arco orario più ampio forse sarebbe stato meglio. La lezione vera, all’indomani del “Presepe d’amore” è questa: Matera sogna la leadership culturale europea nel 2019 ma se prima di pianificare qualunque programmazione che le permetta di distinguersi a livello comunitario non avrà lavorato duramente sull’accoglienza e sulla logistica, tutto ciò resterà un utopia. E c’è davvero poco tempo, ormai, per farlo. Doveva essere già fatto ieri ma l’auspicio è che domani un’esperienza del genere, valida e da ripetere, possa essere organizzata col concorso di tutti, dalla comunità ai residenti dei Sassi, dagli operatori turistici a quelli della cultura e dell’informazione, col coordinamento e la guida delle istituzioni, imparando gli uni dagli altri, arricchendosi a vicenda ed arricchendo, insieme, la città.

 

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