Museo Demoetnoantropologico, presentato studio di fattibilità

MATERA – Se ne parla da cinquant’anni, da quando Rocco Mazzarone lanciò, nel lontano febbraio del 1960, la proposta di realizzare a Matera quello che definì il museo etnologico. Ma, ad oggi, rimane un’idea, una splendida e complessa idea, corredata di studi ed analisi, chiusa però nei cassetti. Lo ha ribadito ieri a Matera, presso Palazzo Lanfranchi, il professor Ferdinando Mirizzi, docente presso l’Università di Basilicata, nel corso della discussione, inserita all’interno del congresso “Essere contemporanei. Musei, patrimonio, antropologia”, sullo stato di avanzamento dello studio di fattibilità per la realizzazione del Museo Demoetnoantropologico dei Sassi. Quell’idea, ha ribadito Mirizzi, ha prodotto l’individuazione di un’area che fu destinata, dal 60, a sede di un museo etnologico. E a distanza di 50anni idea e stato dei luoghi non hanno fatto grandi passi. Non c’è bisogno, ha sottolineato ancora, che il Museo si realizzi nella sua complessità. Il progetto, ha concluso, deve essere preceduto da ciò che può essere fatto, col contributo e il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, compresa quindi l’Università. È fondamentale, ha sottolineato invece Alessandro Leon, esperto di economia dei beni culturali, trovare un’equilibrio per l’integrazione dell’offerta museale della città. Gli strumenti e le norme, ha ribadito, ci sono: si tratta solo di attuarle. Il progetto si sostiene infatti solo agendo sul numero di visitatori che ogni anno giungono a Matera, inducendoli ad entrare nei Musei della città. La gestione dei flussi, ha ribadito Leon, deve quindi portare a forme di collaborazione fra Stato, Regione e Provincia ma anche al miglioramento dei servizi aggiuntivi. Di un muoseo texture, che in inglese significa tessitura, ha parlato invece il professor Marano, antropologo. Nel progetto, ha sottolineato, non è stata infatti privilegiata nessuna particolare lettura e quelle antropologiche sono state tutte egualmente utilizzate. Sul modello di gestione, nel corso del suo intervento, si è soffermato l’ingegner Vito Labarile. Costruire il soggetto di gestione, ha sottolineato, significa coinvolgere i privati, in una sfera che potremmo definire del nuovo mecenatismo. Occorre interessarli, ha sottolineato, sul piano dell’offerta culturale, perché è necessario che abbiano un ruolo importante nella governance.

 

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