E’ polemica sulla chiusura dell’Ardsu a Matera

Il logo dell'Ardsu

MATERA – Dal 17 febbraio scorso la sede materana dell’Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio Universitario è chiusa ed oltre quattromila studenti hanno perso la possibilità di usufruire dei servizi di orientamento e informazione basilari, offerti dall’ufficio di vico XX Settembre, con tanto di disagi che ne derivano. A segnalare per primo il disservizio, a distanza di tre mesi esatti, è stato il consigliere comunale dei Socialisti, Michele Lamacchia, spiegando che farà presente la questione nell’assemblea cittadina con un ordine del giorno, poiché l’amministrazione comunale ha il dovere di tutelare gli interessi della città, polo universitario in fase di sviluppo, chiedendo a gran voce la riapertura degli uffici per evitare contraccolpi negativi sulle iscrizioni del prossimo anno. Per il consigliere regionale del PDL, Mario Venezia, il cui intervento è seguito a quello di Lamacchia, la chiusura dell’Ardsu, a Matera, è l’emblema di una Basilicata che ha intrapreso una corsa inesorabile verso il basso, mentre la neo-Giunta regionale è impegnata soltanto a risolvere i problemi di occupazione delle poltrone per accontentare i tanti scontenti del centro sinistra. L’atteggiamento della Regione, tra l’altro, appare contraddittorio: ad uffici Ardsu chiusi, infatti, ieri la Giunta ha concesso in comodato d’uso per trent’anni all’Agenzia l’immobile del secondo padiglione dell’ex-ospedale, dove è prevista la realizzazione dello studentato, parlando di

“un altro importante passo in avanti nella realizzazione del Campus universitario di Matera”. Dello stesso avviso è l’assessore alla Formazione, Rosa Mastrosimone, secondo la quale “la Regione conferma la sua massima attenzione nei confronti degli studenti che frequentano il polo materano”. Un consigliere comunale materano della stessa maggioranza, però, non è dello stesso avviso. La Mastrosimone, intanto, ha assicurato che la riapertura degli sportelli materani dell’Ardsu, ufficialmente chiusi per questioni di riorganizzazione del personale, avverrà in tempi rapidi, nei prossimi giorni. L’unico dato di fatto, per ora, è che le porte restano serrate e chi ne subisce le conseguenze, ancora una volta, è la comunità.

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